Il Castello di Montezuma, Sedona, Williams: Arizona on the road

Airport Mesa, Sedona, Arizona on the road

What: Stati Uniti sud-occidentali
Where: Arizona (il Castello di Montezuma, Sedona, Williams)
When: agosto 2017
Who: Matteo Jaunters Team, Riccardo, Antonio, Marco
Why: Why not?

Continua il nostro viaggio on the road alla scoperta degli Stati Uniti d’America sud-occidentali. Lasciataci alle spalle la California, la nostra avventura è proseguita in Arizona.

IL CASTELLO DI MONTEZUMA

Castello di Montezuma, Arizona on the roadLa prima tappa è stata il Castello di Montezuma (Montezuma Castle National Monument), nella contea di Yavapai, presso Camp Verde.

Nella pianura alluvionale del Beaver Creek, annidato in un incavo di un’alta parete calcarea, sorge un complesso architettonico di stupefacente pregio culturale e storico. La costruzione, che si staglia a 27 m di quota, emerge per 5 piani con un totale di 20 stanze, e fu edificata con porzioni di grosse pietre, fango e argilla. Artefice di questa struttura prodigiosa fu il popolo dei Sinagua, una civiltà indigena precolombiana che visse nel territorio tra il 1100 e il 1425 circa.

Più che un castello, l’intero insieme di ambienti funzionava come una sorta di “complesso residenziale”: qui, in camere separate, potevano alloggiare tra le 30 e le 50 persone.
La conformazione naturale di questa barriera rocciosa proteggeva in modo ottimale le abitazioni dalle piogge, dai venti forti e dalle possibili esondazioni del vicino corso d’acqua. In più, la posizione, in caso di emergenza, era difendibile facilmente perché vi era un solo punto d’accesso, costituito da una serie di scale.

Castello di Montezuma, Arizona on the roadOggi questo magnifico esempio di architettura non è visitabile all’interno, soprattutto per ragioni di sicurezza, ma appare conservata in buonissimo stato e si mostra ai turisti in tutto il suo splendore. È Monumento Nazionale dal 1906, e dal 1966 fa parte del Registro Nazionale dei Luoghi Storici.

Una curiosità. Il nome deriva da un errore risalente agli anni Sessanta dell’Ottocento. Quando venne scoperto il sito, le rovine furono associate alle costruzioni atzeche, e attribuite al più famoso imperatore di quel popolo, Montezuma II. In realtà, quando il sovrano nacque – si ritiene intorno al 1466 –, le strutture dei Sinagua si trovavano già in stato di abbandono da più di 40 anni!

SEDONA

Sedona, Arizona on the roadSedona, tra le contee di Yavapai e Coconino, è stata la nostra seconda fermata in Arizona.
Questo centro si mostra unico per il costante colore rosso che predomina all’orizzonte; infatti, il luogo è circondato da catene montuose di rocce sedimentarie rosse, chiamate Red Beds.

Tra gli anni Cinquanta e Settante Sedona è stata il set di molti film western, mentre oggi è una delle capitali mondiali della cultura New Age. Secondo questo movimento sociale, psicologico e spirituale, qui vi sarebbero vortici di energia di enorme potenza.

La città offre tantissimi punti di grande interesse paesaggistico.

  • Cathedral Rock, con le alte vette rocciose simili ai pinnacoli di una cattedrale;
  • Bell Rock, un massiccio compatto che si può visitare seguendo 3 percorsi di diversa difficoltà e differente altitudine: Lower Bell Rock Trail (facile da compiere), Upper Bell Rock Trail (più impegnativo), The Final Ascent (piuttosto difficile e, è giusto dirlo, anche abbastanza pericoloso);
  • Airport Mesa, situata nei pressi dell’aeroporto, si stratta di un’altura dalla quale si gode si un panorama mozzafiato;
  • Chapel of the Holy Cross. Fatta erigere da Marguerite Brunswig Staude, è sì una cappella cattolica, ma indirizzata universalmente a tutti i credi. Al di là delle connotazioni religiose, da qui si gode un bellissimo scorcio della vallata sottostante;
  • Devil’s Bridge, un altro luogo panoramico di sicuro fascino, raggiungibile camminando su un percorso pensato ad hoc;
  • Red Rock State Park: si ha la possibilità di avventurarsi tra i tanti piccoli canyon scavati dall’Oak Creek.

WILLIAMS

Williams, Arizona on the roadNella contea di Coconino, Williams è una delle città toccate dalla celebre U.S. Route 66.

Passeggiando per le strade del centro, si respira un’atmosfera ricca di tradizione e di storia locale, con le vecchie e un po’ sbiadite insegne dei negozi, le vetrine rustiche, le officine dismesse divenute dei piccoli musei che narrano com’era, un tempo, la vita nell’Ovest americano.

La cittadina, inoltre, è un ottimo “punto d’appoggio” per visitare il Grand Canyon, uno dei primi parchi nazionali degli Stati Uniti. Infatti, l’immensa gola creata dal fiume Colorado dista poco più di 80 km (una distanza relativamente breve, secondo gli standard americani), e sono presenti numerosi servizi di collegamento, tra i quali delle apposite navette.

A Williams abbiamo alloggiato al Railside RV Ranch, dove, con un costo davvero onesto, abbiamo potuto usufruire anche di molti servizi: doccia, vasca idromassaggio, lavanderia, salotto con tv e biliardo, colazione compresa nel prezzo.

LO SAPEVI?

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Old Bill Williams, WilliamsLa storia di Old Bill Williams

Williams, la città dell’Arizona di cui abbiamo scritto qui sopra, venne fondata nel 1881 e chiamata così in ricordo di William Sherley “Old Bill” Williams.

Nato il 3 gennaio 1787, egli visse a lungo in questi territori adoperandosi come trapper, cacciatore, esploratore. Lavorò anche per l’Esercito Statunitense, servendo sia come guida che come interprete per le popolazioni indiane della zona.
Rimase per molto tempo con gli Ute e con gli Osage, e con questi ultimi strinse uno stretto legame sposando la figlia del capo tribù, A-Ci’n-Ga (il nome, tradotto in inglese, significa Wind Blossom, ovvero Fiore del Vento). Dalla loro unione nacquero due figlie.
Sfortunatamente, quest’uomo straordinario e amante della libertà morì durante un episodio assai violento, ucciso in un’imboscata tesa da alcuni guerrieri Ute. Era il 14 marzo 1849.

Per onorare la memoria di Old Bill, nel 1980 gli abitanti di Williams fecero erigere un monumento col suo ritratto in bronzo. La statua, alta più di 2 m, venne realizzata dallo scultore B. R. Pettit.

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